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Wolverine L’Immortale: Logan ritorna, Recensione

Oramai il cinema porta i nostri supereroi preferiti sul grande schermo. Il connubio tra fumetto e pellicola cinematografica – però – è sempre incerto. Possono uscire film stupendi e campioni d’incassi (vedi la trilogia di Nolan sul Cavaliere Oscuro) o film spazzatura destinati al dimenticatoio (qui la striscia è più lunga: Elektra, Daredevil, Catwoman, Ghost Rider, etc). Uno dei film che i fan hanno apprezzato particolarmente negli ultimi anni è stato X-Men, il film basato sulla scuola di mutanti del buon Xavier. Da quel film nacque una trilogia, con i seguenti due film al di sotto delle aspettative e del sex appeal del primo, e tre spin off. Uno che racconta la gioventù di Xavier e Magneto e due film che raccontano le gesta del più carismatico degli X-Men: Logan, nome in codice Wolverine. Mentre il primo “X-men: Le origini di Wolverine” ci raccontava le origini (per l’appunto) di Logan, il nuovo film si andrà a collocare successivamente agli eventi dell’ultimo film della trilogia degli X-Men..

 

 

Logan, Woverine per gli amici, è uno dei più burberi e carismatici supereroi di tutti i tempi. Con uno scheletro in adamantio (con tanto di artigli retrattili) e la possibilità di curarsi qualsiasi ferità, si è guadagnato il soprannome di “immortale”. Proprio quest’immortalità è al centro di questo nuovo spin off, uscito nelle sale il 25 Luglio. Ad interpretare Logan troviamo per l’ennesima volta Hugh Jackman (questa volta anche nelle vesti di produttore) direttamente da “Les Miserables”, film che ha dimostrato le immense capacità recitative dell’attore. Logan è un uomo distrutto, un uomo che ha perso la donna che amava, che ha visto gli occhi e la vita spegnersi per mano dei suoi artigli. Per questo ora vaga da solo per il mondo, oppresso dal peso della sua immortalità. Logan verrà contattato da un vecchio amico, un soldato che lo stesso.

 

 

Logan salvò dal bombardamento di Hiroshima, che vuole aiutarlo a sbarazzarsi della sua immortalità. In Estremo Oriente, però, le cose non vanno come devono andare e Logan si ritrova invischiato in una lotta contro Samurai, Ninja e Mutanti (solamente due). Antagonista vero non c’è, ma quello che più gli si avvicina è Viper interpretata dalla bellissima Svetlana Khodchenkova. Questa è la trama a grandi linee, ovviamente non scendiamo nel dettaglio per non rovinarvi un’eventuale visione. Quello che salta all’occhio è la volontà del regista (James Mangold) di scandagliare l’animo tormentato di Wolverine. L’obiettivo che si è posto il regista viene centrato in parte. Il rischio che si è corso – però – è alto, con lunghi momenti che spezzano l’azione della pellicola. Azione comunque ben rappresentata, con effetti speciali non eccelsi ma che comunque rendono l’idea. La colonna sonora è eccezionale, curata nei minimi dettagli.

 

 

Il film, per concludere, si può dir riuscito solo a metà. Complice una trama non originalissima, un cast non all’altezza (con il solo Jackman che, come sempre, si dimostra un grande attore) e la poca azione presente. Wolverine: L’immortale è un film mediocre, che lascia quella sensazione di “si poteva far decisamente meglio”, ma che vale la pena di vedere sia per gli amanti del personaggio più dark (a mio parere) dell’universo Marvel e sia alle persone che vogliono vedere un film dall’ottimo comparto sonoro-visivo.

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