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Speciale Halloween – 7 titoli horror da giocare a luci spente

Halloween è ormai dietro l’angolo e, da bravi videogiocatori quali tutti noi siamo, è impensabile anche solo immaginare di passare la lugubre notte del 31 ottobre senza la propria macchina da gaming preferita a portata di pad o mouse, il tutto ovviamente accompagnato da un qualche titolo horror in grado di terrorizzarci a dovere.

Proprio da qui ha inizio questo speciale allo scopo di farvi conoscere sette horror dalle grandi qualità con le quali passare una notte da brividi e ricca di urla decisamente poco mascoline. Prima di cominciare, però, ci tengo a premettere che non siamo di fronte ad una classifica, quindi non aspettatevi alcun tipo di numerazione che vada ad indicare quale titolo è migliore dell’altro. Inoltre, per evitare di dover andare ad evocare giochi ormai troppo datati e quindi poco appetibili al pubblico odierno, ho deciso di prendere in esame solo quei titoli che hanno visto la luce non prima dell’avvento di Playstation 3 ed Xbox 360.

Dead Space

Siamo nel pieno del XXVI secolo quando la Concordance Extraction Corporation, importante compagnia terrestre che invia enormi astronavi minerarie attraverso la galassia al fine di raccogliere le risorse necessarie alla sopravvivenza della specie umana, riceve una chiamata di soccorso dalla USG Ishimura. In risposta, la C.E.C. invierà in aiuto della nave, apparentemente ferma a causa di un’avaria meccanica, l’ingegnere Isaac Clarke ed altri quattro impiegati della società.

Quella che però sembrava a prima vista una semplice riparazione di routine si trasformerà ben presto in una lotta disperata per la sopravvivenza fatta di orrori inenarrabili e litri di sangue che schizzeranno copiosamente in ogni dove.

Dead Space - Gameplay

Questa è la premessa narrativa che fa da sfondo alle vicende del mai troppo acclamato Dead Space, survival horror uscito nell’ormai lontano 2008 che, ai tempi, riuscì nel non facile compito di terrorizzare l’intero popolo videoludico grazie ad ambientazioni claustrofobiche, una colonna sonora da brividi, nemici terrificanti ed imprevedibili ed un comparto narrativo intricato e ricco di colpi di scena che vi terranno con il fiato sospeso dall’inizio dell’avventura fino ai titoli di coda.

Se siete in cerca di forti emozioni e vi sentite pronti ad affrontare una delle razze aliene più violente della storia videoludica, avete appena trovato pane per i vostri denti. Se potete, inoltre, vi consiglio di insonorizzare tutta casa vostra, perché ricordate… nello spazio nessuno può sentirvi urlare, ma dalla vostra camera vi sentirà tutto il vicinato.

F.E.A.R.

L’esperimento che gli abili ragazzi di Monolith Productions vollero mettere in piedi nel corso del 2005 fu tanto audace quanto interessante, ovvero unire una struttura da sparatutto in soggettiva propria dei titoli occidentali con quelle che sono le macabre ed affascinanti tematiche horror che da sempre “infestano” le terre del Sol Levante, così da poter riuscire a creare un prodotto che fosse appetibile sia per il nostro palato che per quello del popolo orientale.

Il risultato finale fu un riuscitissimo FPS in grado di mescolare sapientemente un particolare stile di gioco caratterizzato da elementi fortemente action con terrorizzanti eventi paranormali capaci di far sussultare anche il più ardito dei videogiocatori.

F.E.A.R. - Alma

F.E.A.R. non puntava le sue carte sul semplice lanciarci contro ogni qualsivoglia forma di orrore possibile da dover semplicemente crivellare di colpi ma, in un certo senso, si divertiva con noi giocando con le nostre paure, tra visioni inquietanti e suoni ambientali di grande impatto, il tutto ovviamente condito da un’incredibile colonna sonora capace d’immergere il videogiocatore nelle opprimenti ambientazioni di gioco con ancor più prepotenza.

Inoltre, vi consiglio caldamente di dare un possibilità anche al suo seguito ufficiale, ovvero quel F.E.A.R.2 che, ai tempi, si dimostrò in grado di surclassare il suo fratello maggiore sotto ogni aspetto, offrendo un gameplay più fresco ed un comparto tecnico d’alto spessore, mantenendo invariato quel senso d’ansia ed angoscia opprimente che già era possibile respirare a pieni polmoni con F.E.A.R. Fidatevi di me quando vi dico che Alma non è un nome che dimenticherete tanto presto.

The Evil Within

Quando Shinji Mikami annunciò ufficialmente il suo distacco da Capcom e la conseguente collaborazione intrapresa con Bethesda per dar forma ad un progetto totalmente libero da qualsiasi limitazione imposta da un publisher ormai diventato fin troppo invasivo, in molti tornarono a sognare nella possibile realizzazione di un nuovo piccolo capolavoro nel panorama dei survival horror, speranze che fortunatamente non furono disilluse dopo l’uscita di The Evil Within.

Il gioco, infatti, risultò essere un survival horror dalle grandi qualità che, al netto di una trama ricca di suspence, riuscì a coinvolgere il giocatore anche grazie ad una struttura di gameplay che, riprendendo a piene mani tutto il meglio che si era visto in Resident Evil, mise in mostra un sistema di gioco che ne andava a limare e a migliorare numerosi dettagli, così da svecchiarne la formula generale offrendo un variegato quanto riuscito mix tra stealth ed action in terza persona.

The Evil Within - Gameplay

Risulta impossibile non denotare con quanta cura e dedizione Mikami abbia dato forma alla sua opera, racchiudendo al suo interno tutte le sue idee più malate ed inquietanti, con alcuni guizzi registici semplicemente sorprendenti che, personalmente, più di una volta mi hanno lasciato senza fiato.

Se deciderete di entrare nel folle e lugubre mondo che fa da sfondo agli eventi narrati in The Evil Within, preparatevi a fuggire da creature immonde e senza alcuna pietà, combattendo con i denti per portare a casa la pelle e centellinando avidamente le poche risorse che il gioco vi offrirà.

Se poi, una volta finita l’ultima esperienza offerta da Mikami, avrete ancora fame di The Evil Within, non abbiate paura di cimentarvi con i due DLC principali usciti per il gioco (The Assignement e The Consequence), entrambi in grado di mettere in piedi una trama parallela a quella principale tanto interessante quanto avvincente, il tutto condito da una nuova struttura di gameplay che vi renderà praticamente impotenti di fronte ad un buon 99% degli esseri soprannaturali che incontrerete lungo il vostro cammino. Se quindi già The Evil Within risulta essere un titolo immancabile nella libreria di qualsiasi amante dell’horror meritevole di definirsi tale, i suoi DLC altro non sono con un’evoluzione dell’opera.

Until Dawn

Riprendendo lo stile di gioco proprio dell’indimenticabile Fahrenheit o dei più conosciuti Heavy Rain e Beyond: Due Anime, Supermassive Games porta sugli schermi di tutti i fan di Playstation 4 le terrificanti vicissitudini narrate in Until Dawn. Il gioco, a metà tra un film interattivo ed un’avventura grafica, riesce a distinguersi nel panorama videoludico per il suo aver voluto attingere a piene mani dalla formula filmica del sottogenere dei teen horror, mettendo sul piatto un gruppo di ragazzi fortemente stereotipati che dovranno fare i conti con una qualche sconosciuta minaccia in grado di portarli al creatore.

Il compito del giocatore sarà tanto semplice sulla carta quanto complesso una volta preso il pad in mano, ovvero cercare di far sopravvivere il maggior numero di protagonisti possibile alla terrificante notte d’orrori durante la quale è narrata la storia che, soprattutto verso la seconda metà di gioco, mette in mostra più di un interessante colpo di scena.

Until Dawn - PersonaggiLa colonna portante dell’intera struttura di gameplay è infatti rappresentata dalla possibilità di determinare il destino di ogni singolo protagonista attraverso una lunghissima serie di scelte effettuabili che andranno a modificare una gran varietà di fattori, di fatto rendendo unica ogni partita (non poi come ci si aspetterebbe, in realtà: Until Dawn recensione N.d.R.).

Fin dai primi istanti di giochi sarà l’empatia a farla da padrone e, man mano che avanzerete nell’avventura, vi sentirete sempre più legati agli sfortunati protagonisti e alle loro terribili vicissitudini, provando conseguentemente un forte stato d’ansia e tensione provocato dalla consapevolezza che ogni vostro più piccolo gesto potrebbe portare qualcuno direttamente all’altro mondo, senza ovviamente disdegnare qualche jumpscare improvviso e terrificante. Se apprezzate il filone dei teen horror potete finalmente porre fine alle vostre ricerche, Until Dawn è il Santo Graal che stavate cercando.

Alien Isolation

Quando Creative Assembly annunciarono il futuro arrivo di un titolo dal carattere fortemente horror incentrato sull’universo di Alien, l’intero pubblico videoludico si divise in due tronconi ben distinti, tra chi nutriva enormi speranze per il progetto e chi, al contrario, temeva in un qualche inevitabile fallimento di proporzioni epocali, emozioni fortemente pessimistiche ancor più alimentate dal fallimentare progetto messo in scena da SEGA con il nome di Aliens: Colonial Marines.

Alla fine, però, furono i più ottimisti ad avere la meglio, visto che Alien Isolation si dimostrò essere un titolo survival horror di elevato spessore, offrendo una trama estremamente intrigante per qualsiasi fan della saga filmica, incentrandosi sugli eventi che si collocavano tra il primo ed il secondo film.

Alien Isolation - Nemico

La peculiarità principale che caratterizza il titolo è, ovviamente, il nemico principale che dovremo affrontare. Impersonando i panni di Amanda Ripley, ovvero la figlia di Ellen Ripley, dovremo infatti esplorare l’enorme ed angosciante stazione spaziale di Sevastopol per cercare di scoprire la verità su quanto accaduto a nostra madre con la costante minaccia di un pericolosissimo Alien assetato di sangue che non ci concederà mai un attimo di respiro.

Raramente mi era capitato di avere a che fare con un intelligenza artificiale così raffinata, con un mostro alieno in grado di studiarci ed affinare le sue tecniche di caccia prevedendo le nostre mosse ed osservando l’ambiente circostante al fine di rendere la nostra fuga sempre più difficile e disperata, peccato solo che il tutto pecchi un poco in varietà, con obiettivi che la maggior parte delle volte si riassumono nell’andare dal punto A al punto B della mappa, attivare un qualche pulsante e poi spostarsi verso un punto C. Nonostante ciò, però, è impossibile non inchinarsi di fronte all’ottimo lavoro svolto dalla software house inglese, la quale è stata capace di dar vita ad un prodotto tanto fedele al brand da cui prende spunto quanto divertente da giocare.

SOMA

Realizzato dagli stessi creatori di Amnesia: A Machine for Pig, SOMA rappresenta l’esempio perfetto di titolo che fin dal suo primissimo annuncio è riuscito a guadagnarsi tutte le attenzioni del pubblico. Quando Frictional Games mostrò per la prima volta il suo progetto, infatti, fu subito chiaro che il cuore pulsante del gioco sarebbe stato rappresentato da ambientazioni evocative e aberrazioni varie semplicemente terrificanti, il tutto ovviamente unito ad un comparto narrativo in grado di sorreggere delle premesse estremamente ambiziose. Ebbene, è per me un’estrema gioia poter affermare che gli sviluppatori hanno decisamente centrato il bersaglio, realizzando un titolo a dir poco sublime.

SOMA - Nemico

Il gameplay funziona magnificamente e tutta l’esperienza offerta è coadiuvata da una forte dose di tensione ed ansia che ricrea perfettamente quel senso d’angoscia e paura che solo pochi “eletti” possono vantarsi di essere in grado di far provare, seppur non si possa nascondere un certo riciclo d’idee ludiche riprese da altri esponenti del genere, ma il vero piatto forte del titolo è innegabilmente rappresentato dal suo comparto narrativo.

La storia di SOMA risulta essere intrigante e suggestiva fin dai suoi primissimi istanti ma, soprattutto, si è dimostrata estremamente profonda e coraggiosa concentrandosi su spinose questioni e tematiche a sfondo filosofico e religioso nei confronti delle quali difficilmente ci si soffermerebbe nel corso della nostra quotidianità. Il gioco, inoltre, non si fa problemi a dare pugni nello stomaco in rapida successione al videogiocatore, tra colpi di scena inaspettati e momenti dal grande impatto emotivo che non solo vi turberanno profondamente, ma vi costringeranno anche a fare i conti con la vostra stessa natura.

Resident Evil HD Remaster

Chiudiamo in bellezza con uno dei più importanti titoli mai usciti nel panorama dell’horror, ovvero quel Resident Evil che nel lontano 1996 riuscì a terrorizzare gli animi di milioni e milioni di videogiocatori in tutto il mondo.

In una situazione così complessa come quella di Resident Evil, con i fan da un lato che chiedono a gran voce un ritorno alle origini e Capcom dall’altro che continua ad annunciare progetti che di Resident Evil hanno solo il nome (qualcuno ha detto Umbrella Corps?), non era difficile immaginarsi un possibile ritorno su Next-Gen dei titoli che, ai tempi, resero la serie quel successo videoludico che tutti conoscono.

Resident Evil HD Remaster

Con Resident Evil HD Remaster, ci troviamo di fronte ad una versione rimasterizzata di un remake uscito su Gamecube nel lontano 2002 del primissimo Resident Evil. In realtà, nei confronti di questo titolo c’è ben poco da dire, visto che stiamo pur sempre parlando di un capolavoro del genere che, ancora oggi, è in grado di stupire e spaventare il pubblico. Se non avete mai vissuto l’esperienza che la villa situata tra le montagne di Arklay può offrire, questo è il momento giusto per recuperare un vero e proprio pezzo di storia rifatto in alta definizione per risultare più gradevole alla vista di un pubblico ormai abituato a produzioni Next-Gen ad alto budget.

Se però vorrete cimentarvi in quest’incubo ad occhi aperti, preparatevi a dover anche fare i conti con un sistema di controllo macchinoso e ad alcuni elementi di gameplay che, se rapportati a quelli di produzioni più moderne, appaiono ampiamente superati.

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