Recensione

Journey: Recensione e analisi

La Thatgamecompany colpisce ancora, dopo il successo di Flow è la volta di Journey. Titolo semplice e complesso allo stesso tempo, che, a fronte di pochissime ore di gioco, saprà regalarci spunti notevoli.

Un Viaggio dal sapore orientale

La trama del titolo è piuttosto semplice, a primo impatto. Impersonificheremo una strana creatura umanoide, a cui spetta il compito di intraprendere un lungo viaggio, attraverso un deserto dalle tinte forti ed accese. Scopo del viaggio è una sorta di esame introspettivo, alla ricerca della storia travagliata del popolo e del mondo che ci circonda. In mezzo alla sabbia vedremo subito ergersi in lontanaza una montagna, sovrastata da una colonna di luce: la meta finale, il nostro traguardo. La trama in realtà si ferma qui, perchè journey si concentra soprattutto sull’esperienza di gioco, sulle incredibili atmosfere e sulle emozioni che riesce a suscitare nel giocatore. Distese di sabbia immense, rovine ancestrali e strane strutture, disegnate e composte in maniera tale da far sembrare ogni situazione, ogni scorcio, a tratti alieno ed esotico, a tratti però conosciuto e familiare. Ogni giocatore avrà pertanto idee ed esperienze personali e proprie, diverse da ogni altro giocatore, nonostante la sostanziale semplicità di trama e gameplay. Quest’ultimo è minimalista, come un po’ tutto il prodotto. Non avremo hub, ne segnalatori o schermate di alcun tipo. Le azioni a nostra disposizione saranno due: un richiamo sonoro, con la quale interagire con il mondo, ed un tasto con il quale saltare e sfruttare il nostro unico potere, una sorta di volo, seppur molto breve. Il personaggio avrà come unica vera qualità quella di dare vita a dei pezzi di stoffa, sparsi per il mondo, attraverso il quale supererà ostacoli e seguirà il percorso scelto. Il potere di volo invece si accumulerà trovando delle sfere luminose, che andranno ad accrescere il nostro mantello, attraverso il quale attiveremo tale potere (il mantello si contraddistingue per dei simboli luminosi, più si utilizza il volo, più essi si spengono, attendendo di essere nuovamente “carichi”). Oltre che dare vita ai brandelli di stoffa si avrà la possibilità di incontrare un altro giocatore (Journey funziona con connessione), a noi quindi la decisione di intraprendere il viaggio non più da soli, ma con un compagno. Altro spunto interessante è dato dalla presenza di graffiti rupestri, sparsi per il mondo di gioco, attraverso i quali sbloccare scene animate segrete, che ci aiuteranno meglio ad entrare nella storia del deserto che stiamo calpestando. L’esperienza ludica in senso stretto è perciò anch’essa ridotta all’osso, sebbene sia molto intrigante la totale fusione del personaggio con la natura che lo circonda: alterneremo sequenze di gioco in cui cavalcheremo nel vero senso della parola il vento ad altre in cui correremo con molta soddisfazione sopra una sabbia soffice e dorata. Atmosfera, natura ed immediatezza, sono questi gli elementi di gioco di Journey.

Un introspezione grafica e musicale

Il capolavoro si cela però dietro alla grafica accattivante ed alle musiche. La prima è infatti, sebbene non rivoluzionaria, bellissima ed appagante. I disegni, i modelli, sono dei piccoli capolavori, integrati in un sistema di luci e colori che sfiora l’artistico. Vedere Journey, con le sue onde di sabbia così fluida e colorata, con il vento sferzante e caldo, coinvolge subito, e ci circonda, dando un’idea di immedesimazione fuori dal comune. Le atmosfere create sono in tal modo sempre nuove, e capaci di essere lette attraverso varie chiavi di interpretazione. Il tutto integrato con musiche bellissime, le quali a volte si mescolano con i suoni naturali, mentre altre volte irrompono nel gioco, senza mai essere fuori posto, ma al contrario aiutando il giocatore ad entrare completamente nello spazio di gioco, facendo sì che il risultato finale sia una vera e propria fusione tra sensazioni visive e sonore. Il gioco in realtà è proprio questo: entrare completamente nell’ottica del viaggio, affrontandolo e contemplandolo in maniera quasi introspettiva, abbandonando i soliti schemi classici del videogame, e lasciandosi andare totalmente all’esperienza sensoriale. Nonostante ciò però neanche Journey è immune da critiche. Sebbene sia un titolo maturo e, perchè no, quasi sperimentale, risente troppo dell’eccessiva facilità (che sarebbe stata risolta non tanto in un gameplay più complicato, quanto in un sistema di percorsi ambivalenti, mettendo quindi il giocatore sempre di fronte ad una scelta), nonchè di una longevità praticamente pari a zero. Il titolo dura infatti quattro ore, a fronte dei 15 euro spesi, è sicuramente troppo poco. Non se ne deve fare un mero ragionamento di quantità/prezzo, quanto piuttosto di rigiocabilità e di soddisfazione, finendo infatti in maniera brusca ed improvvisa. Forse inoltre un appunto può essere fatto anche riguardo alla trama: se è vero che essa quasi non esiste, essendo il viaggio in sè l’argomento di gioco, è anche vero che una contestualizzazione più accurata avrebbe reso a tratti il titolo più accattivante.

I pro

  • Esperienza di gioco emozionante ed inebriante
  • Qualità e cura ai limiti dell'artistico
  • Grafica e sonoro ineccepibili

 

I Contro

  • Longevità bassissima
  • A tratti troppo semplice
  • Adatto ad un pubblico di nicchia

 

Voto Globale 8

Un gioco che è difficile da classificare e collocare. Si tratta di un prodotto meritevole sotto molti punti di vista, un ibrido tra arte grafica e videogame. Certo è che può essere solo consigliato ad un pubblico maturo, che sappia apprezzarlo per le sue peculiarità fuori dal comune.

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