Recensione

Dragon Quest XI: Echi di un’era perduta – Recensione, un epico viaggio ha inizio!

Dopo una lunghissima attesa, Square Enix è finalmente pronta a stupire il mondo con un'opera ricca di potenziale e desiderosa di compiere un importante passo in avanti per il suo brand d'appartenenza.

Dopo aver potuto godere dell’esperienza offerta da Dragon Quest XI: Echi di un’era perduta, siamo pronti a dirvi la nostra sull’ultima creatura di casa Square Enix.

Quando l’allora Enix pubblicò su Famiclon il primissimo Dragon Quest nell’ormai lontano 1986, in pochi si sarebbero potuti anche solo immaginare che la serie sarebbe riuscita a spopolare con cotanta forza. L’IP, in Giappone, è infatti per molti alla stregua di una fede religiosa, al punto tale che a più riprese si sono dovute prendere varie precauzioni in preparazione dell’uscita di nuovi episodi del brand, potenzialmente capaci di provocare vere e proprie oscillazioni economiche all’interno del paese. La situazione in Occidente è invece stata più gestibile, lì dove Dragon Quest VII – da noi arrivato senza numerazione – seppe sì conquistare il cuore di milioni d’utenti, seppur senza mai portare a situazioni tanto estreme quanto quelle presentatesi in Oriente. Nella consapevolezza del successo ricevuto, Square Enix ha così deciso di andare sperimentando di capitolo in capitolo, tra riproposizioni di vecchie glorie su Nintendo 3DS e strutture da MMO che hanno caratterizzato, in particolar modo, Dragon Quest IX e Dragon Quest X.

Quando il pubblico ha però manifestato il forte desiderio di poter giocare un episodio “principale” del brand, Yuji Horii ha deciso di tornare sulla sua strada per sviluppare un JRPG dallo spirito vecchia scuola ma al contempo aggiornato e modernizzato che potesse soddisfare tutti, dai fan più accaniti alle nuove leve. Così nacque Dragon Quest XI: Echi di un’era perduta, nuovo capitolo dell’IP già disponibile nella terra del Sol Levante da oltre un anno. I giocatori occidentali hanno infatti dovuto attendere sensibilmente più tempo prima di poter mettere le proprie mani sul titolo, ma il grande momento è infine giunto. Anche noi di KingdomGame non abbiamo perso tempo, tuffandoci quanto prima in questo immenso mondo ricco di pericoli e insidie. Abbiamo esplorato Dragon Quest XI: Echi di un’era perduta in lungo e in largo studiandone nel dettaglio ogni particolare e ora siamo finalmente pronti a darvi il nostro giudizio finale a riguardo. Square Enix è davvero riuscita a centrare il bersaglio?

Un mondo da salvare!

In un ricco regno in piena espansione dove ogni giornata passa con spensieratezza, un’oscura presenza decide di manifestarsi nel pieno di una festosa giornata attaccando il castello dove risiede il re in persona. Alte fiamme bruciano il paese mentre terrificanti creature attaccano qualsiasi cosa gli si pari innanzi. Nel pieno del trambusto, una madre cerca di portare in salvo i suoi figli – uno dei quali ancora in fasce -, un nobile gesto in cui però solo il neonato troverà la salvezza. Spinto dalle gelide acque di un fiume, la culla del pargolo viene infine trovata da un pescatore, il quale decide di tenere con sé la giovane vita posta al suo interno. Dopo anni e anni di fanciullezza passati nella più totale spensieratezza, il nostro ragazzo raggiunge l’età adulta e deve suo malgrado confrontarsi con l’amara verità. Egli è in realtà il Lucente, l’eroe che dovrà fronteggiare il Signore Oscuro, desideroso solo di portare il male su tutto il creato. Un viaggio tanto difficoltoso non può però certo essere compiuto in solitaria, e nel corso della nostra avventura andremo creando una formidabile squadra pronta a tutto pur di portare la luce in ogni dove.

Il titolo di casa Square Enix offre una narrativa semplice ma comunque ricca di carisma.

Con Dragon Quest XI, Yuji Horii ha voluto proporre un intreccio narrativo generalmente semplice nelle basi e facilmente riconducibili ad altri capitoli del brand, quasi fosse assimilabile a una fiaba fatta d’indomiti eroi, regni mistici e creature magnifiche, adornando però il tutto con un ritmo decisamente più galvanizzante di quanto non fosse in passato. L’avventura prosegue così tenendo sempre alto l’interesse del giocatore anche grazie a un cast di personaggi perfettamente integrato nel contesto scenico, un insieme di volti e personalità ben caratterizzate e in grado d’intrattenere siparietti alle volte estremamente divertenti, in altri casi terribilmente drammatici. Il risultato finale è un riuscitissimo mix di situazioni ed emozioni capaci d’investire l’utente di turno, il quale resterà avvinghiato a una storia piacevole da seguire dal prologo fino ai titoli di coda, il tutto per un totale di ben 40/50 ore necessarie per completare solo la campagna principale.

Squadra che vince non si cambia

Ludicamente parlando, Dragon Quest XI: Echi di un’era perduta si colloca perfettamente negli stilemi che già potemmo vedere nei capitoli passati del brand. All’interno di una struttura JRPG tra le più classiche, avremo modo di girovagare per le diverse aree del mondo di gioco che andranno a costituire le terre di Erdrea. Le zone esplorabili sono parecchie e alquanto generose in termini di dimensioni, al punto tale che giocando potremo anche muoverci a cavallo per giungere più velocemente alle zone di nostro interesse. Allo stesso modo, proseguendo nell’avventura otterremo anche il potere per teletrasportarci in luoghi già esplorati, espediente utile per evitare di dover ripercorrere più volte strade già battute. Tutte le ambientazioni in cui potremo muoverci saranno poi ovviamente zeppe di nemici affrontabili che ci verranno incontro nel caso in cui dovessimo avvicinarci troppo a loro. Nel caso in cui dovessimo riuscire ad aggirarli, potremo anche tirare un fendente di spada che ferirà il nemico ancor prima che lo scontro abbia inizio.

Esattamente come accadeva in Dragon Quest VII o Dragon Quest VIII, una volta che ci saremo scontrati con un qualsivoglia avversario il titolo ci catapulterà all’interno di unarena dove, tramite lo sfruttamento di un combat-system a turni tanto semplice quanto intuitivo, dovremo cercare di accaparrarci l’agognata vittoria. Come da prassi, potremo scegliere se attaccare, usare tecniche speciali o magie, difenderci, usufruire di qualche oggetto o, ancora scappare nel caso in cui le cose dovessero mettersi male, opzione tra l’altro non sempre disponibile. Allo stesso modo, potremo scegliere se lasciare che sia l’IA del titolo a gestire i nostri compagni o se affidare tutto il peso della battaglia direttamente nelle nostre mani. Ogni membro del party, esattamente come per tutti gli avversari, presenterà punti di forza e debolezze da dover sfruttare al meglio per non rischiare d’incappare nel fatidico game-over. Invero, tolti i boss e alcuni specifici avversari particolarmente ostici, l’avventura non risulta mai spiccatamente faticosa da portare avanti, preferendo piuttosto puntare tutto su un’esperienza generalmente abbordabile.

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La struttura ludica di Dragon Quest XI: Echi di un’era perduta mescola sapientemente tradizione e modernità.

Di tanto in tanto, capiterà di dover grindare un poco per aumentare di livello in modo tale da rendere determinati scontri meno difficoltosi, ma l’intero intreccio narrativo viene portato avanti senza mai raggiungere gli ostici livelli di un Dragon Quest VII, per fare un esempio. Interessante novità rispetto al passato è rappresentata dai poteri pimpanti, un particolare stato che si presenterà quando i membri del proprio party – o di quello avversario – riceveranno una certa quantità di danni. Quando qualcuno raggiungerà il suddetto stato, le sue capacità saranno sensibilmente migliorate per un dato periodo di tempo, senza contare la possibilità dataci di sferrare una particolare mossa d’attacco o difesa potenzialmente capace di ribaltare le sorti di uno scontro, se usata al momento giusto. È interessante notare anche come gli sviluppatori abbiano deciso d’introdurre nelle fasi di combattimento un’opzione relativa alla telecamera che vi permetterà d’orientarla a piacimento e di spostare i personaggi sul campo di battaglia, scelta curiosa visto che non avrà alcun tipo d’impatto nell’economia di gioco.

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Magnificenza audiovisiva

Sconfiggendo nemici otterremo denaro e punti esperienza, il primo necessario per comprare equipaggiamento più performante, il secondo utile per aumentare di livello e guadagnare punti abilità con cui migliorare le specifiche competenze di ogni personaggio. Tornano anche le statue angeliche sparse per la mappa, necessarie per salvare la partita, far tornare in vita un compagno ucciso o, ancora, resettare i punti abilità spesi nel corso della propria partita. Sfoggia invece tra le novità assolute l’introduzione dell’accampamento, allestibile in specifici punti della mappa e necessario per compiere numerosi azioni. Tra queste, figura in particolare la forgia celestiale, un peculiare strumento utilizzabile per creare equipaggiamento di varia natura utilizzando i materiali che raccoglierete esplorando il mondo di gioco. Ogni oggetto potrà essere forgiato solo dopo che avrete trovato la giusta formula alchemica e vi richiederà di cimentarvi in un semplice ma divertente minigioco. Siamo invece rimasti interdetti in relazione alle missioni secondarie, presenti in gran numero ma terribilmente ripetitive e poco interessanti da completare.

Il titolo di casa Square Enix è una gioia per gli occhi.

Di base, gli incarichi che riceverete dagli NPC si risolveranno nell’andare dal punto A al punto B della mappa, eliminare qualche mostro – alle volte utilizzando un particolare potere pimpante -, prendere un oggetto e tornare indietro. Il risultato finale purtroppo non convince e risulta evidente come il team di sviluppo avrebbe potuto fare molto di più, un neo particolarmente pesante e fastidioso che seppur senza intaccare l’esperienza offerta dall’opera, lascia un certo senso d’amaro in bocca. Tecnicamente parlando, Dragon Quest XI è un vero e proprio spettacolo per gli occhi che grazie a uno stile artistico d’ambientazioni e personaggi di prim’ordine riesce a restituire scorci indimenticabili, tra texture rifinite, modelli poligonali ricchi di dettagli e ottimi giochi di luci e ombre. Ogni terra visitabile in-game presenta poi una sua peculiare cultura, il tutto al fine ultimo di ricreare un universo multietnico credibile e affascinante. Di gran livello si è poi rivelato essere il doppiaggio inglese, affiancato da una localizzazione in italiano dei testi di tutto rispetto. Peccato solo per la colonna sonora, indubbiamente piacevole e caratterizzata da tracce ben orecchiabili che però non riescono mai a entrare realmente nel cuore del giocatore.

I pro

  • Basi narrative semplici ma efficaci affiancate da un cast di gran livello;
  • Struttura JRPG che mescola sapientemente tradizionalismo e modernità;
  • Tecnicamente favoloso.

I Contro

  • Missioni secondarie estremamente ripetitive.
  • Colonna sonora che non sorprende.

Voto Globale 9

Dragon Quest XI: Echi di un’era passata non è semplicemente un buon gioco, ma si configura come il miglior episodio dell’intera serie. A fronte di un comparto missioni secondarie alquanto deludente, il titolo riesce infatti a offrire una ricca esperienza sia ludica che narrativa. Un’avventura dalle basi semplici ma intriganti che fa dei personaggi la sua colonna portante viene affiancata da una struttura JRPG dove tradizione e modernità vanno mescolandosi sapientemente per offrire qualcosa che, seppur non rivoluzionario per il genere, riesce a compiere il suo lavoro con sorprendente capacità. A chiudere il tutto ci pensa infine un ottimo comparto grafico e un gran lavoro in termini di doppiaggio, seppur si sarebbe potuto fare sicuramente qualcosa in più per la soundtrack. Se insomma siete fan accaniti di questo storico brand, il nostro consiglio spassionato è di tuffarvi nella sua nuova iterazione senza paura alcuna, sicuri del fatto che non rimarrete delusi. Nel caso in cui doveste invece essere nuovi all’IP o al genere stesso, Dragon Quest XI: Echi di un’era passata rappresenta un ottimo punto di partenza con cui affinare le proprie conoscenze videoludiche.
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