Recensione

Detroit Become Human – Recensione, Cuore di latta

Abbiamo sviscerato a dovere Detroit Become Human, l'ultima opera di Cage e dei francesi di Quantic Dream, disponibile in esclusiva su PlayStation 4. Mettetevi comodi!

A quasi 5 anni di distanza dal discusso Beyond Two Souls, Quantic Dream torna in scena con Detroit Become Human, interactive-drama a sfondo fantascientifico fortemente incentrato sulle emozioni. Sarà riuscito, questa volta, il team francese a mettere d’accordo tutti?

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Che lo si ami o che lo si odi, non si può certo dire che David Cage non sia una personalità di rilievo del panorama videoludico. Dall’ancor oggi apprezzato Fahrenheit, sino alla – quasi – definitiva consacrazione con Heavy Rain, la sua particolare visione del medium, congiuntamente ad una vicinanza al limite dell’ossessivo con l’universo cinematografico, ha portato alla formazione di una vera e propria branca nella sempre più fitta rete di ramificazioni dei generi videoludici. La struttura ludica estremamente passiva – non da tutti apprezzata – e principalmente incentrata su QTE ha accompagnato una narrazione dal taglio estremamente scenico e cinematografico, oltre che un dettaglio tecnico ed una motion performance spesso fuori scala. In quanto fin qui affermato, Detroit Become Human sembra non fare affatto eccezione, portando avanti con il medesimo piglio concettuale e stilistico quella visione profondamente autoriale del medium, che lo pone a strettissimo contatto con le peculiari caratteristiche delle produzioni del grande schermo.

La Detroit del 2038

Che ne sarà del mondo tra vent’anni? In che condizione verserà l’uomo, e quale sarà il rapporto con lo sviluppo tecnologico? La ricostruzione in Detroit Become Human è ben lungi dal voler fiancheggiare certe distopie tipiche del genere – e non solo. Il background narrativo dell’ultima fatica di Cage offre una visione del prossimo futuro tutto sommato plausibile, o quantomeno non distante anni luce dalla prospettiva dello sviluppo sociale e tecnologico dei giorni nostri, a tal punto che lo stesso autore ha definito l’intera opera come “non sci-fi”. Su questo passaggio torneremo brevemente in seguito.

Detroit: Become Human - PS4

La devianza pare essere una sorta di “bug”, in grado di portare gli androidi ad uno stato di autocoscienza.

In un mondo dominato dal progresso tecnologico e dall’automazione, l’umanità è sempre più ai margini. Una multinazionale – la Cyberlife – ha letteralmente monopolizzato l’economia americana e mondiale, mediante l’ideazione e la realizzazione di controparti robotiche dalle fattezze umane. Gli androidi vengono prodotti in serie e commercializzati su larga scala, a prezzi complessivamente accessibili, e sono in grado di sostituire l’essere umano in pressochè qualunque mansione. A partire dalla loro estetica, queste macchine sono programmate e realizzate per una perfetta coesistenza con la razza umana, e le conseguenze sociali e politiche di questa integrazione sono drastiche. La disoccupazione è alle stelle, e la città di Detroit – da cui tutto ha avuto inizio, e dove sarà ambientata l’intera vicenda – è sull’orlo della guerra civile. La principale causa, tra le altre, è la devianza, una sorta di errore di programmazione che ha permesso alle macchine di divincolarsi dalle istruzioni informatiche e di ottenere una sorta di autocoscienza, la quale sembra aver sbloccato un substrato di percezioni emotive del tutto analoghe a quelle che sono in grado di percepire gli esseri umani. L’intera vicenda – della quale vi verrà svelato poco altro per ovvie ragioni – ci verrà narrata dalla prospettiva di tre androidi: Kara, Markus e Connor. La prima altri non è che la classica colt-badante, un androide programmato per svolgere al meglio tutte le funzioni casalinghe; Markus è un androide di compagnia di un famoso pittore invalido, il quale necessita di assistenza giornaliera; Connor, invece, è un prototipo con funzioni investigative realizzato dalla stessa Cyberlife per accompagnare le indagini della polizia nella caccia ai devianti, rei degli stessi crimini degli umani. Le vicende dei tre protagonisti si dirameranno nell’arco di capitoli nel complesso brevi, ma numerosi, e finiranno per incontrarsi e contorcersi, come già si è avuto modo di osservare nelle opere di Quantic Dream.

Detroit: Become Human - PS4, Connor

Connor, il prototipo di androide investigativo che affiancherà la polizia nella caccia ai devianti.

This is your story

Ve lo vogliamo dire subito, senza troppi peli sulla lingua: la narrativa di Detroit Become Human funziona egregiamente, coinvolge, emoziona ed a tratti sorprende per varietà e pathos di situazioni, al netto di un’impostazione concettuale completamente infarcita di clichè. Il merito del successo complessivo va all’integrazione con una struttura ludica che è senza dubbio alcuno la più riuscita e profonda che si sia mai vista tra le opere di Cage. Il ventaglio di bivi e soluzioni narrative che il mazzo di scelte offre al giocatore è clamoroso, con addirittura interi capitoli sbloccabili esclusivamente sulla base di alcuni particolari percorsi narrativi. Prestate attenzione, perché vi stiamo dicendo che in Detroit potrete davvero costruire la vostra storia, scegliere il destino dei vari personaggi ed incredibilmente ottenere una sequela di eventi potenzialmente quasi opposta a quella di un qualsiasi vostro amico. Noi abbiamo sviscerato il gioco nella sua interezza, sbloccando e visionando per intero la totalità delle soluzioni narrative offerte dal titolo. Eventi, messaggi, destino di primari e comprimari sarà mosso esclusivamente dalle vostre sensazioni, dalle vostre emozioni, dal vostro senso di giudizio interiore, da voi stessi, e questa è la conquista maggiore dell’ultima fatica di Quantic Dream, elevata all’ennesima potenza persino al cospetto dei già generosi – in tal senso – capitoli antecedenti della software house. In proposito, è bene menzionare l’intelligente scelta di game design di rendere partecipe il giocatore al termine di ogni capitolo dell’intero percorso narrativo possibile, mediante un diagramma di flusso ben costruito ed estremamente funzionale alla ricerca quasi ossessiva della visione totale delle soluzioni narrative. Attenzione, tuttavia: il consiglio più prezioso al cospetto di Detroit Become Human è quello di non lasciarsi ingolosire dalla tensione e dall’incredibile resa scenica delle varie situazioni, che vi porteranno al cospetto di un pressante desiderio di rigiocare immediatamente i capitoli, in preda alla curiosità. Portate avanti la vostra prima run per intero, e godetevi la Vostra storia.

La struttura ludica rimane ancorata a quanto visto in passato, ed alla filosofia portata avanti da Cage e dai suoi. Avremo il parziale controllo del nostro alter ego, che potremo muovere liberamente in alcune sezioni per esplorare l’ambiente circostante ed interagire con npc ed oggetti per determinare i vari tipi di approccio – in tal senso, è bene sottolineare la presenza di collezionabili, ossia riviste digitali che amplieranno il background narrativo del mondo in cui ci troviamo. Queste sezioni, naturalmente, rappresenteranno esclusivamente una parte dell’esperienza ludica della produzione, con una seconda consistente parte dedicata alle classiche cutscene infarcite di QTE, il cui esito modellerà il corso dei vari eventi in maniera spesso anche sostanziale, determinando l’accesso o meno persino ad intere sezioni di gioco. Nulla di particolarmente diverso da quanto visto in passato, specie in Heavy Rain, del quale vengono riproposte le sezioni investigative, sulla base delle capacità analitiche di Connor.

Se vi state chiedendo se le criticità e i limiti narrativi cui l’autore francese è stato accostato sin dal suo primo lavoro si siano completamente dissolti in Detroit  Become Human, la risposta che vi darete sarà, con ogni probabilità, nuovamente negativa. Siamo ben lontani dalla struttura a tratti ridondante e sconnessa di Beyond, così come dalla voragine di Heavy Rain, e ci sentiamo di non star affatto esagerando nel definire Detroit Become Human come l’opera più riuscita di Quantic Dream. Eppure il tema e l’universo narrativo toccati in questa circostanza sono assai delicati e particolarmente battuti, sia in ambito letterario che cinematografico. Sebbene lo stesso Cage abbia definito la sua ultima creatura come non fantascientifica, non può non sovvenire in testa a qualsiasi conoscitore del genere un paragone – quantomeno fuggevole – con certi lavori di Asimov, per affinità e somiglianza concettuale del background. Dell’impostazione estremamente incentrata sulla resa scenica e sui clichè di genere si è già accennato, e di per sé nulla di tutto ciò rappresenta un vero problema, data la qualità della realizzazione complessiva degli intermezzi; ciò che macchia un’opera sontuosa ed incredibile in quanto a coinvolgimento e resa generale, in questo caso, è la mancanza di alcune fasi narrative di transizione che porta all’omissione di alcuni dettagli. In questo Detroit, talvolta, sembra quasi voler scendere ad una sorta di compromesso logico in favore della resa scenica e dell’impatto comunicativo dei messaggi che vuole trasmettere. In particolare, se poco abbiamo da eccepire sulle vicende di Kara e Connor – di gran lunga uno dei personaggi meglio scritti, non solo limitatamente a questo titolo – la storyline di Markus ci ha spesso lasciati interdetti ed in preda a qualche domanda, alla quale non è mai arrivata una risposta troppo convincente.

Detroit: Become Human - PS4

La performance tecnica di Detroit Become Human è ai vertici della generazione.

Motion goodness

Tecnicamente, Detroit Become Human è semplicemente sbalorditivo. Siamo di fronte – a mani basse – alla miglior motion performance che si sia mai vista, con espressioni facciali, movenze e pathos conseguente che non sono mai state così vicine al medium cinematografico. Grande merito va anche reso al lavoro degli attori coinvolti, che ottimamente si sono profusi alla causa, con prestazioni recitative egregie. Di pari passo ha lavorato il team per offrire un’esperienza visivamente il più dettagliata possibile, con effetti di luce e cromatici tra i migliori che abbiano mai mosso i circuiti di PS4. Il motore fisico Havok ha contribuito ad una resa generale incredibilmente verosimile degli effetti ambientali quali la pioggia, gli impatti e le esplosioni, davvero senza precedenti sulla corrente generazione. Per quanto fosse lecito attendersi un risultato ottimale in ciò da Quantic Dream, con Detroit si è andati persino oltre le aspettative: su PS4 Pro possiamo affermare tranquillamente di aver assistito alla miglior prestazione di sempre da un punto di vista tecnico. Il quadro è completato da un doppiaggio italiano di buona fattura, ma che vi consigliamo di sacrificare in favore di quello in lingua originale, decisamente più immersivo. Immersione ulteriormente incentivata da una colonna sonora sobria e tutt’altro che invadente, ma perfettamente calzante e ficcante nei momenti topici dell’avventura, motivo di ulteriore plauso per uno dei team di artisti di spicco del settore.

I pro

  • Ricchezza di soluzioni ludico-narrative senza precedenti
  • Coinvolgimento scenico ed impatto generale notevoli
  • Tecnicamente ai vertici della generazione
  • Nel bene e nel male preserva la struttura tipica dei titoli Quantic Dream
 

I Contro

  • Qualche forzatura logica a livello di scrittura
  • Nel bene e nel male preserva la struttura tipica dei titoli Quantic Dream

Voto Globale 9

Detroit Become Human è un'opera coinvolgente ed emozionante, che ridefinisce i canoni dell'ibridazione ludico-cinematografica, proponendo una struttura impreziosita da un ventaglio di soluzioni in ambito narrativo e di resa scenica che non ha eguali, ad oggi, nel panorama del medium. Per adempiere a ciò, ed in onore del pathos e della carica emotiva che l'opera si prefigge di trasmettere, inciampa in qualche dettaglio logico esplicativo, restituendo talvolta la sensazione di operare una piccola forzatura. Se siete alla ricerca, perciò, della minuzia logica e di una scrittura impeccabile, la vicenda dell'ultima fatica di Cage potrebbe anche farvi storcere il naso. Ma se prenderete Detroit Become Human per quello che vuole essere e per ciò che vuole trasmettere, vi accorgerete senz'altro di essere al cospetto di una di quelle esclusive di peso, di quelle opere che non possono che rappresentare un enorme patrimonio per un medium sempre più ricco e straordinario.
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