Recensione

Dead or Alive 5: Last Round – Recensione, le belle ragazze tornano a picchiarsi

La serie sviluppata da Team Ninja debutta su next gen: con quali risultati?

In un panorama videoludico nel quale, per quanto riguarda il genere picchiaduro, il mercato è dominato da titoli storici e si divide tra Hadoken e Fatality, la serie Dead or Alive ha comunque qualcosa da dire. Un gameplay solido, accompagnato da meccaniche convincenti e un comparto grafico discreto, caratterizza da sempre questa saga che, titolo dopo titolo, tra spin off e remake, ha appassionato una nutrita schiera di amanti dei videogiochi di combattimenti (e delle forme femminili…).

Il brand ha finalmente fatto il suo esordio su console next gen con Dead or Alive 5: Last Round. Si tratta del terzo remake del quinto capitolo della serie, dopo Dead or Alive 5 Plus e Dead or Alive 5 Ultimate, rilasciati su Playstation 3. In che modo questo titolo, sviluppato da Team Ninja e pubblicato da Koei Tecmo Games per Playstation 3, Playstation 4, Xbox 360, Xbox One e PC, si rapporta alla nuova generazione? Scopriamolo insieme!

Stesso luogo, stessa ora

Se avete già giocato il titolo sulle console appartenenti alle precedenti generazioni, resterete delusi nel trovare una campagna per giocatore singolo praticamente identica a prima. Nel caso invece ve lo foste persi, la trama di Dead or Alive 5: Last Round riprende la storia di Kasumi, alla ricerca del suo clone Alpha-152, mentre viene inaugurata la quinta edizione del torneo Dead or Alive.

La storia si dirama in diversi capitoli, ognuno dei quali dedicato a un personaggio diverso appartenente al roster del gioco. Avremo la possibilità di vivere la trama da diversi punti di vista, a volte anche paralleli ad alcuni livelli già giocati, ma alla fine la storyline di ogni combattente convergerà verso il prestigioso torneo. Durante l’esperienza di gioco assisterete a numerose sequenze divertenti e spettacolari, ma a conti fatti la struttura narrativa risulta carente, poiché la storia non è raccontata in maniera eccelsa.

L’età si fa sentire

Pressoché invariato anche il gameplay, che tuttavia inizia a sentire l’avanzare dell’età e la necessità di rinnovare alcune meccaniche che, se confrontate con i mostri sacri del genere, dimostrano una semplicità non degna della next gen. Con ciò non vogliamo dire che, dal punto di vista tecnico, Dead or Alive 5: Last Round non sia bello a vedersi: il sistema di combattimento, che si divide tra la pressione dei tasti frontali e di quelli dorsali per portare a termine micidiali combo, risulta solido e divertente, come pure convincono i cambi di scenari e le sequenze di interazione con l’ambiente. Tuttavia è impossibile non confrontare DOA 5 con i vari Mortal Kombat, Street Fighter o Tekken, vere pietre miliari di un genere consolidatissimo: rispetto ai titoli appena citati il prodotto di Team Ninja ha ancora strada da fare.

Ciò che ci ha favorevolmente colpiti è il roster dei combattenti, il numero di costumi alternativi e i livelli nei quali ambientare gli scontri. Corposo il primo, composto di trentaquattro guerrieri: alle vecchie conoscenze della saga Team Ninja ha aggiunto Raidou (che gli appassionati di DOA ricorderanno come boss e personaggio giocabile nel primo Dead or Alive e in Dead or Alive: Dimensions) e Honoka, la classica giovane studentessa giapponese in gonna. Impressionante, invece la quantità di abiti disponibili per ogni combattente: trecento costumi in tutto (alcuni lasciano abbondantemente scoperte le forme delle guerriere), la maggior parte dei quali sbloccabili.

In più, oltre ai contenuti presenti in Dead or Alive Ultimate, gli sviluppatori continuano a proporre DLC a pagamento con ulteriori aggiornamenti per quanto riguarda vestiti e acconciature. Gli scenari di gioco sono stati arricchiti con due nuovi livelli che abbiamo già incontrato nella serie: parliamo di The Danger Zone e The Crimson, apparsi rispettivamente in Dead or Alive e Dead or Alive 2. Come già anticipato, il sistema di interazione con l’ambiente è ben fatto e, in alcune circostanze, risulta addirittura spettacolare: basterà, infatti, rifilare al proprio avversario un colpo ben assestato, in prossimità di una sporgenza, per scaraventarlo a un livello inferiore rispetto a quello su cui si sta combattendo.

Ci ha convinti parzialmente, invece, il comparto grafico: gli sviluppatori si sono limitati a un lavoro di rimasterizzazione legato unicamente alla risoluzione e al frame rate, rispettivamente di 1080p e 60fps. Un’opera di rifinitura che (purtroppo o per fortuna?) rende “solo” più piacevole il movimento ondulatorio, peraltro molto accentuato come ci ha abituato la serie da alcuni anni a questa parte, dei seni prosperosi delle protagoniste. I modelli poligonali e gli scenari che fanno da sfondo alle sequenze video e agli scontri sono rimasti praticamente gli stessi delle precedenti versioni, così come le modalità di gioco che ci vengono proposte e, soprattutto, il multiplayer online, che presenta decisamente un lag marcato. 

I pro

  • Gameplay divertente e dinamico, a tratti spettacolare…
  • Roster corposo e un numero impressionante di costumi
  • I 1080p premiano le forme delle combattenti…

I Contro

  • …ma troppo retrogrado
  • La narrazione non è eccelsa
  • …ma non i modelli poligonali

Voto Globale 7

Pur portando innovazioni, se di innovazione si può parlare, estremamente irrisorie, Dead or Alive 5: Last Round è un titolo divertente e godibile. Pur presentando una serie di pecche che prescindono dalla rimasterizzazione, come una trama narrata male e un gameplay non al passo coi tempi, le meccaniche di gioco convincono a sufficienza e, in alcune circostanze, certe sequenze risulteranno spettacolari. Poteva esser fatto di più per quanto riguarda l’opera di remake, decisamente troppo limitata al semplice upgrade di risoluzione: a parte il ballonzolare accentuato dei seni delle protagoniste, noterete davvero pochissima differenza rispetto alle versioni di Dead or Alive 5 per console old gen. Inevitabile il confronto con i mostri sacri di questo genere, al cui confronto la serie Dead or Alive sente tutto il peso di un prodotto troppo retrogrado per la nuova generazione videoludica.

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